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Madonna con Bambino e San Giuseppe (127 x 105 cm)

data: XVII sec.
tecnica: olio su tela
autore: Mezzogori

Privato

 

Dipinto in origine

 

RIFLESSIONI SULLO STATO DI CONSERVAZIONE

Tipo di indagine a cui è stato sottoposto il dipinto e relative motivazioni

Luce diffusa: utile per analizzare le problematiche generali dell’opera come lacune di colore, strappi, buchi, perdita di tensione, presenza di materiali alterati o alteranti.

Luce radente: utile per osservare l’andamento del microrilievo e le eventuali deformazioni della tela o del colore.

Raggi UV: l'osservazione del dipinto mediante i raggi ultravioletti permette di osservare i materiali presenti sul film pittorico e di individuare eventuali ridipinture.

Prove di tipo tattile. Sono necessarie per analizzare la risposta dei vari materiali che compongono il dipinto all'apporto di umidità, solventi e calore. Ciò permetterà di prevedere la metodologia di restauro.

Prova umidità: il dipinto non è sensibile all’acqua
Prova solvente: il dipinto non è sensibile ai solventi organici
Prova calore: il dipinto non è sensibile al contatto con moderate fonti di cale

Le analisi iniziali con varie tipologie di illuminazione hanno evidenziato le seguenti tipologie di danni:

Supporto

Caratteristiche e principali danni

Tela di lino con armatura a 'tela'. La tela risulta essere foderata a colla pasta. Lungo i bordi l'aderenza tra i due supporti è venuta meno. Il collante è molto rigido e in alcune zone non riesce a garantire una buona tenuta tra le tele.

Tasselli di pulitura

 


Preparazione

Caratteristiche e principali danni

Preparazione a base di una mestica color rosso/bruno molto sottile.
La coesione è sufficientemente buona tuttavia l'adesione al supporto risulta molto scarsa. Alcuni distacchi con conseguente caduta degli strati pittorici sono presenti in varin punti della superficie.


Pellicola pittorica

Caratteristiche e principali danni

Pigmenti legati con olio, non sono presenti inserti di altro materiale sulla superficie pittorica. Il colore è attraversato da un fitto e profondo craquelèt e numerose cadute, di entità limitate, sono presenti sulla superficie. La corretta leggibilità dei rapporti cromatici è impossibilitata dal totale offuscamento delle tinte originali dovute a una forte ossidazione degli strati protettivi soprastanti.
Inoltre le zone di fondo sono state quasi totalmete rimaneggiate con interventi di ridipintura talvolta molto invadenti. Lo stratificarsi di questo materiale ha causato la formazione di una deformazione del microrilievo molo accentuta proprio in queste zone.




Fase di pulitura




Vernice

Caratteristiche e principali danni

Vernice di origine naturale fortemente pigmentata. Lo strato risulta essere molto spesso, rigido e completamente ossidato.

 

PRECEDENTI INTERVENTI DI RESTAURO

Foderatura a pasta
Varie stuccature
Ridipinture estese
Vernicitura spessa e pigmentata






Dipinto dopo la pulitura

 

INTERVENTI DI RESTAURO

Le operazioni che sono state eseguite e di seguito esposte sono orientate al rispetto dell’opera d’arte, ad una etica del minimo intervento e all’utilizzazione di materiali stabili, compatibili e reversibili.

Pulitura: Dopo aver effettuato alcuni tasselli di pulitura ed aver provato alcune miscele di solventi, il prodotto che ho ritenuto essere il più adeguato è stato una soluzione di ligroina e alcol etilico in proporzione 1:1. Applicato e massaggiato con un cotoncino il solvente è stato lasciato evaporare senza ulteriori trattamenti della zona che si presentava pulita e satura nel colore.
Per le ridipinture più spesse si è dovuto usare una miscela di butilacetato e DMSO con la stessa tecnica sopra descritta.


Migliorameno di superficie: locuzione che nel gergo del restauro indica un intervento volto ad attenuare il rilievo di eventuali scodelline degli strati pittorici di un dipinto, operato con ferri da stiro o con l’ausilio della pompa a vuoto. L’operazione può essere eseguita dopo aver trattato gli strati stessi con opportuni solventi oppure dopo aver fatto rigonfiare gli strati preparatori in condizione di umidità controllata. In questo caso dopo aver apportato un’adeguata quantità di umidità si è messo il dipinto sotto peso fino ad asciugatura.

Velinatura: Nel linguaggio del restauro indica l’applicazione di carta velina o di carta giapponese su di una superficie pittorica per proteggerne il colore, ovvero per evitarne la caduta in vista del trasporto dell’opera da una sede ad un’altra o come fase preparatoria per la fermatura del colore e la rintelatura.In questo caso si è velinata l’opera in quanto la scarsa aderenza degli strati pittorici al supporto metteva in pericolo la conservazione del colore durante le necessarie fasi di restauro. Per la velinatura è stato usato un collante organico a base di colla di coniglio e H2O con il quale sono stati applicati dei fogli di carta giapponese 11 gr. La velina debordante è stata incollata direttamente sul tavolo per creare una leggera tensione alle fibre della tela.



 


Velinatura

 

Eliminazione della tela da rifodero e pulitura del retro: la vecchia tela è stata rimossa meccanicamente con l'aiuto di un bisturi mentre per pulire il retro della tela originale si è adoperato sempre il bisturi grattando i residui di collante in senso diagonale rispetto alle fibre per non danneggiarle..

Fermatura del colore: è stata utilizzata la stessa colla della velinatura solo più diluita per permettere una omogenea penetrazione. Una leggera stiratura per uniformare e far migrare il collante verso gli strati superiori e poi lasciata asciugare sotto perso.

Preparazione tela da rifodero
Tensionamento e bagnature:
Le ripetute operazioni di tensionamento e bagnature consentono l’allungamento delle fibre e l’appiattimento della struttura della tramatura del tessuto, limitandone quindi l’interferenza con la tela originale ed un minor reattività alle variazioni termoigrometriche.In generale la tela da rifodero deve essere di lino a tramatura fitta e più grossa dell’originale per vincerne le possibili resistenze derivate dalla preparazione e dalla pellicola pittorica.La tela viene pensionata su un telaio interinale di alluminio estensibile e bagnata abbondantemente con acqua bollente stesa con una pennellessa. Questo procedimento di tensionamento e bagnatura viene ripetuto per un totale di tre volte.Collatura: Ha lo scopo di chiudere tutti gli interstizi tra trama e ordito e irrigidire leggermente la struttura della tela. Inoltre, durante la rintelatura, l’applicazione di umidità e calore permette alla colla di rigenerare assicurando così una più efficace adesione. Si esegue la collatura della tela dal verso con un adesivo misto di colla cervione e colla lapin.

Foderatura: o rintelatura. Nel restauro è l’operazione volta a consolidare la tela di un dipinto per mezzo dell’applicazione di una nuova tela su di essa, tramite materiali adesivi. I materiali utilizzati variano in relazione alla composizione degli strati del dipinto (tela, preparazione, colore) e comunque tendono ad agire avendo cura di non alterare le caratteristiche della superficie del dipinto (pennellate in rilievo) e quelle dovute al normale invecchiamento dell’opera (craquelure). I metodi più diffusi sono riconducibili alla così detta foderatura a colla pasta, a cera resina o a rintelature con materiali sintetici.Essendo il dipinto in questione non sensibile all’acqua ho effettuato la foderatura con materiali acquosi utilizzando la tecnica fiorentina.

Stiratura: Si propone di accelerare il processo di essiccamento della pasta usata per rintelare frapponendo, tra la superficie ed il ferro, stoffe, carta, gomme o feltri per evitare l’appiattimento di eventuali pastosità del colore.


Rimozione della vecchia tela da rifodero

Rintelaiatura: Operazione (in genere successiva ad una foderatura o strip-lining) che consiste nel montaggio del dipinto su un supporto adatto a sostenere la tela.

Stuccatura: Nell’operazione di stuccatura si vanno a colmare le lacune fisiche della pellicola e della tela pittorica ricreando una superficie simile a quella originale su cui agire con il ritocco estetico. Con questo intervento si vuole sopperire principalmente alla mancanza di materia. Per questo fine si adopera un materiale compatibile e del tutto simile per caratteristiche fisico-chimiche alla preparazione originale.La stuccatura è stata effettuata preparando uno stucco poco denso applicato ‘a goccia’ con un pennello morbido direttamente sulle lacune.

Rasatura: effettuata con bisturi. Le stuccature sono state infine pulite con del cotone inumidito.

Verniciatura interinale: applicazione a pennello di una resina chetonica a spruzzo per saturare i colori e poter quindi osservare le giuste tonalità di riferimento per la fase di ritocco.

Reintegro pittorico: con colori a vernice utilizzando la tecnica di selezione e a mimetico a seconda delle caratteristiche delle lacune.

Verniciatura finale: resina chetonica demi-mat a spruzzo


Stuccatura


Il dipinto a fine intervento

 


Confronto tra prima e dopo l'intervento

 

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