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Il dipinto in origine

Martirio di Santo Stefano (210 x 140 cm)

data: XVII secolo
tecnica: olio su tela
autore: anonimo

Chiesa di San Domenico - Penne (PE)

Intervento a cura di Luigi Franchi e Cinzia Valente
Internship program: Jon David Pont Andrade

lavori di restauro certificati dalla Soprintendenza per i beni artistici, architettonici e culturali d'Abruzzo


RIFLESSIONI SULLO STATO DI CONSERVAZIONE

Momento diagnostico
Tipo di indagine a cui ritengo necessario sottoporre il dipinto
INDAGINI NON INVASIVE

LUCE DIFFUSA: dall'analisi a luce diffusa il quadro appare ridimensionato. Le dimensioni originali dovevano essere molto più ampie. La parte inferiore è stata ritagliata in tre zone che poi sono state sovrapposte lungo i margini probabilmente per farlo entrare nelle nicchie lungo le pareti.
Sulla superficie sono presenti delle pennellate di colore grigio.
LUCE RADENTE: osservando il quadro a luce radente si evidenzia un rilassamento generale della tela oltre che l'attacco delle zone ritagliate e riassemblate nella parte inferiore del dipinto.
UV (ultravioletto): sulla superficie è presente uno strato disomogeneo e spesso di vernice naturale.
PROVA UMIDITA’, PROVA SOLVENTE, PROVA CALORE: necessarie per poter organizzare la metodologia d’intervento più adeguata e scegliere i materiali più idonei.

Supporto

Caratteristiche e principali danni

Telaio
Il telaio presente risulta completamente compromesso nella sua integrità. Formato da 4 assi perimetrali più due rompitraccia entrambi nella zona inferiore, presenta evidenti tracce di attacchi di insetti xilofagi, ampie fenditure lungo le venature e uno svirgolamento delle assi che ne rendono necessario la sua sostituzione.
Tela
Fibra di lino con armatura tela. Il quadro è formato da 5 pezze unite fra loro di cui 3 ritagliate in un secondo momento.
Principali danni
Evidente perdita di tensione con conseguente deformazione della planarità. Accentuato effetto Creep lungo i lati interni del telaio. Il dipinto inoltre è stato ridotto di formato, ritagliato in alcune sue parti e modificato nella forma originale mediante l'assemblaggio dei ritagli.

Foto in luce radente: si possono notare in basso i margini delle figure ritagliatee poi riassemblate per ridimensionare il dipinto.

Preparazione
Mestica di colore bruno
Buona aderenza al supporto. Limitato craquelè su tutta la superficie.

Pellicola pittorica
Legante: olio siccativo

Presenza di materiali alteranti depositatisi sulla superficie, in prevalenza polveri e sostanze grasse. Alterazione delle cromìe con perdita della corretta leggibilità dell’opera. Presenza di ridipinture localizzate di colore grigio.

Vernici: presenti, di origine organica
Principali danni: forte ossidazione con conseguente ingiallimento dello strato che ha causato un viraggio delle tinte. Alcuni sbiancamenti sono dovuti ad una microfessurazione dello strato protettivo.

 

Particolare della superficie pittorica. Evidente la giuntura lungo l'aureola dl Santo.



Foto sotto illuminazione wood. Si evidenziano in fluorescenza verde le zone in cui era stata applicata della cera.

INTERVENTI DI RESTAURO

Le operazioni che sono state eseguite e di seguito esposte sono orientate al rispetto dell’opera d’arte, ad una etica del minimo intervento e all’utilizzazione di materiali stabili, compatibili e reversibili.

Smontaggio dal supporto: Secondo la tecnica comune con cavachiodi prestando la dovuta attenzione alla conservazione dei bordi del dipinto. Il dipinto, come già detto in precedenza, era stato ritagliato e montato. Per poter ottenere il miglior risultato le parti del dipinto riassemblate sono state staccate e pulite lungo le giunzioni. Nella maggior parte dei punti era stata utilizzata pasta da rifodero mentre per addolcire lo spessore nei punti di contatto di superficie era stata usata cera.

Pulitura del supporto originale: Rimozione di tutte le impurità presenti sul retro del dipinto mediante lavoro meccanico a bisturi.

Ricostruzione del supporto tessilei: Il dipinto è stato riasemblato in tutte le sue parti facendo attenzione a non creare sovrammissioni lungo i bordi, per evitare che in fase di foderatura si stampassero sul recto delle antiestetiche deformazioni. Le tele sono state giuntate con delle striscie di garza applicate con adesivo BEVA.

Pulitura: Dopo le consuete prove, la metodologia di pulitura più efficace si è rivelata quella mediante un gel a base acquosa con pH aggiustato a 7. Tale gel è stato applicato a pennello, lasciato agire per qualche minuto e poi rimosso con un cotoncino a secco. La zona è stata infine sciacquata con acqua e infine con essenza di petrolio.

 

 

 

L'immagine mostra la sovrapposizione delle parti ritagliate e riassemblate del dipinto.

Particolare di un angelo prima e dopo la pulitura

Preparazione della telada rifodero
Tensionamento e bagnature
Le ripetute operazioni di tensionamento e bagnature consentono l’allungamento delle fibre e l’appiattimento della struttura della tramatura del tessuto, limitandone quindi l’interferenza con la tela originale ed un minor reattività alle variazioni termoigrometriche.
In generale la tela da rifodero deve essere di lino a tramatura fitta e più grossa dell’originale per vincerne le possibili resistenze derivate dalla preparazione e dalla pellicola pittorica.
La tela viene pensionata su un telaio interinale di alluminio estensibile e bagnata abbondantemente con acqua bollente stesa con una pennellessa. Questo procedimento di tensionamento e bagnatura viene ripetuto per un totale di tre volte.
Collatura
Ha lo scopo di chiudere tutti gli interstizi tra trama e ordito e irrigidire leggermente la struttura della tela. Inoltre, durante la rintelatura, l’applicazione di umidità e calore permette alla colla di rigenerare assicurando così una più efficace adesione. Si esegue la collatura della tela dal verso con un adesivo misto di colla cervione e colla lapin.

 

Foderatura: o rintelatura. Nel restauro è l’operazione volta a consolidare la tela di un dipinto per mezzo dell’applicazione di una nuova tela su di essa, tramite materiali adesivi. I materiali utilizzati variano in relazione alla composizione degli strati del dipinto (tela, preparazione, colore) e comunque tendono ad agire avendo cura di non alterare le caratteristiche della superficie del dipinto (pennellate in rilievo) e quelle dovute al normale invecchiamento dell’opera (craquelure).
La metodologia seguita è stata quella comunemente definita come “foderatura alla fiorentina “ o “ a colla pasta”.

Il dipinto in foderato

Stiratura: Operazione che ha due scopi. Il primo è quello di schiacciare le creste formate dal craquelè utilizzando l’apporto di umidità della colla, il secondo è quello di far migrare verso lo strato esterno del dipinto, cioè verso la fonte di calore del ferro, parte del collante che così agisce anche sugli strati pittorici.

Rintelaiatura: Operazione (in genere successiva ad una foderatura o strip-lining) che consiste nel montaggio del dipinto su un supporto adatto a sostenere la tela.

Stuccatura:
Stucco applicato ‘a goccia’ e costituito da colla di coniglio, gesso di Bologna e H2O.

Imitazione di superficie:
Lo stesso stucco sopra indicato, più o meno diluito in H2O a seconda delle necessità, sarà utilizzata per colmare le lacune fisiche della pellicola pittorica ricreando una superficie simile a quella originale su cui agire con il ritocco estetico.

Reintegro pittorico:
Per rintegrare le lacune saranno utilizzati colori a tempera con cui creare delle basi piatte e sottotono utili per la finalizzazione eseguita con colori a vernice (pigmenti puri in resina dammar) con tecnica ‘a selezione’ per le lacune più grandi e ‘a mimetico’ per quelle più piccole.

Verniciatura:

per la verniciatura interinale, quella che serve a saturare i colori prima del ritocco, si userà una resina chetonica a pennello (laropal k80), mentre per la verniciatura finale opterei per una resina naturale a spruzzo (blanc mat).



Ricostruzione digitale dell'originale forma del dipinto . Le parti marroni sono andate perdute nel precedente restauro.



Il dipinto a confronto prima e dopo il restauro.

 

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